Un contesto in cui realizzare…

L’insegnamento del canto non è una trasmissione di dati, spiegare il funzionamento della voce a qualcuno sarà informarlo di qualcosa, senza che avvenga nessuna trasformazione, nessuna reale acquisizione di una competenza, rischiando inoltre di complicare la relazione funzionale tra mente e corpo.

Ogni informazione in merito ad un’attivazione del corpo che non trovi immediato riscontro nella pratica renderà quel gesto più complesso da riconoscere e da richiamare.

L’insegnamento del canto non è una trasmissione di sensazioni, suggerire ad un allievo dove e cosa sentire durante un vocalizzo o una canzone altererà la sua percezione, portandolo a non riconoscere il legame reale tra la qualità di suono cercata e la sua relativa e personale sanzione acustica e vibratoria, ma condizionandolo a ricercare quella sensazione suggerita per poi associarla al suono desiderato in modo forzato o a quello più simile stante le condizioni fisiche ricreate.

Ogni tentativo di eliminare un condizionamento inserendone un’altro magari più funzionale è in ogni caso una gabbia, un’allontanamento da se stessi e dalla propria natura artistica.

L’insegnamento del canto, come ogni insegnamento, è creare le condizioni affinché l’allievo si renda conto di ciò che è, uno spazio di osservazione e riscoperta in cui la propriocezione reale scevra da condizionamenti, la comprensione mentale di ciò che si propriocepisce al fine di non crearne di nuovi e la non aspettativa, generino una naturale riscoperta della relazione di causa effetto tra ciò che desidero e la “mia strada” per ottenerlo, compatibilmente a ciò che posso nei limiti del mio sentire artistico e del mio corpo.

Ogni esperienza genera mille informazioni, se la vivo cercando una cosa in particolare troverò solo quella, scoprendola o generandola io stesso, se sviluppo la mia capacità di accorgermi entrerò in una realtà vasta e infinitamente ricca.

Simone Moscato

“Il maestro di canto”, seminario di un giorno

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A conclusione di questo anno accademico, e in attesa del prossimo, che ne dite di parlare un po’ di didattica?
Si parlerà del senso della didattica, di quali siano le qualità del docente e di come insegnare affinché l’azione educativa sia un’esperienza trasformatrice e non un passaggio di informazioni, ed in fine ci si confronterà su alcune esperienze personali analizzandole insieme.
Pronti?

Simone Moscato

PRATICANTE, INSEGNANTE, MAESTRO

Un praticante di una disciplina, magari all’inizio del proprio percorso, comunicherà la tecnica che studia arricchendola del proprio punto di vista, sarà al centro dell’esperienza e racconterà se stesso attraverso la disciplina che tenterà di condividere.

Imparate da un praticante come voi, consapevoli di dover estrapolare da una condizione personale un senso che possa ispirarvi a trovare la vostra strada.

Un insegnante che avrà maturato la propria esperienza personale e compreso l’importanza della separazione tra il fine e lo strumento che utilizziamo per raggiungerlo, tenterà di comunicare la tecnica portandola al di fuori della propria vicenda, presenterà la pratica al di là di ciò che lo riguarda, permeando comunque di se quanto dice, magari inconsapevolmente, oppure evidenziando le parti riguardanti se stesso come un possibile esempio di quanto la pratica sia efficace.

Imparate da un insegnante, pulendo dal suo insegnamento quanto possa condizionarvi verso qualcosa che non vi riguardi, estrapolando la tecnica da un contesto che sia altro da ciò che siete nel momento dell’esperienza.

Un maestro scompare dietro la tecnica, è portatore dell’insegnamento per il fine che veicola ed è in grado di pulire ogni indicazione da se stesso, massimizzando l’efficacia pedagogica e incentrando totalmente l’azione educativa sull’allievo a cui la comunica. Un maestro non condiziona mai attraverso il suo punto di vista ma libera, lasciando all’altro le ragioni, i mezzi, e il fine del percorso che intraprende. Un maestro ha una chiarezza sul percorso del proprio discente che supera quella del discente stesso, offrendogli domande e mezzi per la crescita senza mai comunicargli nulla che debba scoprire e realizzare da solo, col proprio tempo e a proprio modo.

Lasciatevi  guidare per il tempo necessario da un maestro, consapevoli che non è fondamentale incontrarne uno per crescere, che la maggior parte dei maestri che incontrerete saranno in realtà insegnanti con grande carisma e meno consapevolezza di quanto credono, che la loro venuta, per il tempo opportuno, sarà tanto rara quanto preziosa, e che solo se saremo pronti potremo riconoscerne uno, perché saremo in grado di creare con lui un rapporto incentrato sulla libertà di essere chi siamo e di ricercare ciò che davvero è per noi. Come di disse Jiddu Krishnamurti “The truth is a pathless land”…

Simone Moscato (insegnante di canto e musica)

IL MAESTRO DI CANTO

IL MAESTRO DI CANTO

Corso annuale di formazione per docenti di tecnica vocale e musica

Cos’è e a chi è rivolto?
“Il maestro di canto” è un corso di formazione annuale per docenti di tecnica vocale e musica, rivolto a chi già insegna o a chi intende farlo, pensato con l’intento di completare o fornire da zero gli strumenti pratici e teorici necessari per una formazione a 360 gradi. Verrano selezionate le migliori 10 candidature esaminando i requisiti di base richiesti in sede di iscrizione quali:
– la preparazione minima sull’armonia e la capacità elementare di accompagnamento al pianoforte (queste caratteristiche verrano valutate se sufficienti o meno e, se ritenute insufficienti, potranno essere integrate con corsi complementari sempre all’interno del Centro Ottava*);
– le esperienza come musicisti;
– la formazione tecnica vocale ;
– le eventuali esperienze come docenti.
Verrà inoltre richiesto un video di un’esecuzione dal vivo di due brani a scelta, uno accompagnato con strumento o base e l’altro a cappella.

Quali i principi ispiratori?
Chi è il docente di tecnica vocale:
Il docente di tecnica vocale è un facilitatore del percorso di apprendimento sulla voce che ogni cantate inizia già dal primo suono che emette con l’intenzione di fare musica, è colui che aiuta a riscoprire gli strumenti per creare, che ha la capacità di scomparire dietro ogni insegnamento affinché risulti semplice, chiaro e privo di ogni condizionamento, che risolve l’apparente mistero dietro al libero funzionamento della voce evidenziandone le caratteristiche, ma senza suggerirne il fine perché insito nell’animo di ogni cantante. L’insegnante di tecnica vocale è colui che più di ogni altra cosa sa ascoltare, comprende le intenzioni del musicista che ha di fianco e, in sinergia con lui, lo aiuta a trovare la soluzione migliore e più semplice affinché esprima al meglio il suo sentire artistico. È un musicista per prima cosa e un didatta; come musicista sa che lo studio è un’apertura all’arte e come didatta ha sviluppato la fondamentale attitudine a comprendere il senso di ciò che impara per saperlo comunicare nel modo più semplice. È un conoscitore profondo delle dinamiche pedagogiche che consentono ad un allievo di imparare, comprende come la mente e il corpo sappiano interagire funzionalmente e con quali tempi, è in armonia con la materia che insegna ed è colui che per primo vive l’esperienza musicale e che può portare l’allievo, attraverso ogni sfumatura di ciò che propone, verso il fine artistico dello strumento che usa e non ripiegarlo verso lo strumento stesso.
L’insegnante di tecnica vocale è un ricercatore instancabile, con il desiderio continuo di crescere e di evolvere, perché per essere buoni docenti non bisogna mai smettere di essere buoni allievi.
Cosa vuol dire studiare canto:
Studiare canto non è fare lezione per un’ora a settimana, studiare canto è interrogarsi sul senso di ciò che esprimiamo mentre cantiamo a casa, ad una prova, durante un concerto o al parco con gli amici, è osservare le relazioni di causa effetto in ciò che facciamo e in ciò che otteniamo, è diventare consapevoli delle proprie intenzioni e del mezzo che le esprime. Quando questo avviene in modo naturale, quando chi canta cerca il proprio arricchimento nell’atto stesso del cantare e non nella sua preparazione al farlo, allora la lezione diventa una straordinaria opportunità per semplificare, correggere, velocizzare, armonizzare il processo di autoconoscenza che porta alla musica e all’arte, rendendo il docente pienamente centrato nel suo ruolo di facilitatore.

Come sarà strutturato il corso?
Il corso è strutturato nell’arco di 9 mesi per garantire ai partecipanti uno studio che rispetti i naturali tempi di comprensione e di assimilazione di ogni proposta, offrendo l’opportunità di “digerire” e sviscerare ogni aspetto nel giusto tempo.
Si articola in 4 incontri al mese di tre ore ciascuno, ogni lunedì dalle 11.00 alle 14.00, da Ottobre a Giugno, affrontando una tematica ogni mese, fino al completamento del corso.

Un corso pratico e teorico?
Insegnare tecnica vocale non è spiegare il funzionamento della voce (quello sarebbe informare), non è nemmeno proporre un’esperienza con l’intento di evidenziarne un aspetto poiché, per quanto corretto in una seconda fase del percorso, ne influenzerebbe la percezione.
Insegnare è creare un contesto all’interno del quale l’allievo si renda conto di ciò che realmente accade, di ciò che davvero sente, seguendo delle dinamiche certamente comuni a tutti, ma uniche nella specificità di ogni cantate.
Per fare questo è necessario aiutare l’allievo a sviluppare la capacità di auto osservazione, essere in grado durante il lavoro sulla voce di lasciare che la propiocezione si risvegli, di favorirne lo sviluppo attraverso tecniche e pratiche apposite.
Elemento propedeutico a questo è la riscoperta dell’intelligenza creativa, la capacità di cogliere la realtà oltre gli schemi di ciò che pensiamo sia, uscire dai limiti di quello che già conosciamo a favore della ricchezza di quanto realmente sperimentiamo.
Ogni partecipante lavora quindi sulla propria voce e sulle proprie dinamiche di apprendimento, per chiarire su se stesso l’esperienza che proporrà all’allievo e contemporaneamente sulle tecniche che portano alla comprensione e alla realizzazione degli aspetti tecnici.
Il corso propone esercizi di gruppo, personali, studi teorici, visioni di filmati, simulazioni e confronti aperti e continui su ogni materia.

Un tutor?
Proprio perché suddiviso in incontri settimanali per nove mesi, il corso offre l’opportunità a chi già insegna di applicare sin da subito gli spunti proposti, usufruendo inoltre del confronto e del supporto del docente sia a lezione che fuori.

Dove si terrà il corso?
Le lezioni si svolgono al Centro Ottava, partner ideale per questo corso e scuola tra le più importanti di Roma, da sempre sede d’eccellenza nello studio della voce e della musica in ogni suo aspetto.

Per ulteriori informazioni didattiche?
info@lostudiodecanto.it
facebook.com/lostudiodelcanto

Come ci si iscrive?
Questi i recapiti dove ricevere informazioni su iscrizioni, costi e logistica del corso:
info@centrottava.it 0666030001 https://www.centrottava.it/il-maestro-di-canto/


Quali sono le tematiche che verrano affrontate ad ogni incontro?

 (il programma potrebbe subire variazioni fino alla settimana prima dell’inizio del corso):

Ottobre
Cosa è la tecnica vocale e come si insegna:
– Cosa vuol dire insegnare oggi, il docente tra musica e didattica.
– Chi è oggi l’allievo di canto.
– L’identità vocale.
– La relazione tra il sé e le identificazioni, i filtri della mente.

Novembre
Imparare ad imparare:
– Sviluppare l’intelligenza creativa.
– La relazione funzionale di corpo e mente.
– Il contesto didattico.
– La relazione didattica tra insegnante e allievo.

Dicembre
Strumenti del mestiere:
– I vocalizzi: quale il senso, la funzione, come crearli e a quale scopo.
– Terminologia e linguaggio.
– La “buona scienza” al servizio dell’arte, la fisiologia della voce.
– Storia della didattica vocale, sviluppo degli approcci all’insegnamento.

Gennaio
Le respirazioni nel canto:
– Studio delle quattro respirazioni fondamentali, esercizi di gruppo.
– “L’abito posturale” e la respirazione.
– Respirazione, spazio di risonanza e corde vocali.
– Giornata di lavoro pratico sulla respirazione.

Febbraio
Risonanza e consonanza:
– Risonanza e consonanza, l’equilibrio armonico.
– Stili vocali e risuonatori.
– La voce parlata, recitazione e canto.
– Giornata di lavoro pratico sulla risonanza.

Marzo
I registri vocali:
– I registri vocali, concezioni “storiche e foniatriche”.
– Il registro modale e il “misto”.
– Il falsetto e il fischio.
– Giornata di lavoro pratico sui registri.

Aprile
Le strutture sovraglottiche e i suoni non ortofonici:
– Strutture sovraglottiche, attivazione e sinergia con le corde vocali vere.
– False corde e aritenoidi.
– Gestione dei suoni non ortfonici.
– Giornata di lavoro pratico sulle strutture sovraglottiche.

Maggio
L’evoluzione della musica e della tecnica vocale dagli anni 40 ad oggi:
– Anni 40 e 50 ANTEFATTO, conflitto mondiale e ricostruzione, la democrazia e la nascita della musica moderna.
– Anni 60 e 70 RIVOLUZIONE, apertura e ricerca dell’identità personale, esplosione culturale, esplorazione e libertà espressiva.
– Anni 80 e 90 CRISI/SVILUPPO, crisi dell’identità personale e sociale, conservazione ed estremizzazione stilistica, esautorazione delle forme espressive.
– Anni 2000 REALIZZAZIONE, nuova rivoluzione tecnologica, ricostruzione e connessione globale, tradizione e modernità, una nuova coscienza.

Giugno
Conclusione del corso, puntualizzazioni:
– Uso della tecnologia.
– Il programma didattico e la struttura della lezione di canto.
– Le figure professionali con cui dialoga il docente di tecnica vocale.
– Il training di preparazione al tour e il lavoro in studio di registrazione.

*le lezioni integrative di teoria musicale ed accompagnamento pianistico saranno concertate in accordo tra l’allievo e la struttura Centro Ottava

Canta l’autore

Seminario di tecnica vocale a partire dalle tue composizioni

Riportare la tecnica al suo ruolo originale, l’essere di supporto alla musica, senza scegliere, condizionare o interferire con l’unica regola vigente, esprimere secondo il proprio sentire e con la massima libertà.

Simone Moscato

LA STORIA DELLA VOCALITÀ MODERNA

LA TECNICA VOCALE DAGLI ANNI QUARANTA AD OGGI.

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– COSA ACCADEVA IN QUEL PERIODO STORICO

– COME CAMBIAVA LA MUSICA SULLA SPINTA DI QUEGLI ACCADIMENTI

– COME LA TECNICA VOCALE INTERPRETAVA QUEI CAMBIAMENTI

– COSA POSSIAMO  IMPARARE/INSEGNARE OGGI DA QUELLE TRASFORMAZIONI

Quello che diamo per scontato rispetto alla nostra voce non è necessariamente una lettura della realtà, ma spesso è un condizionamento acquisito negli anni, imparato e assimilato al punto da renderlo inconsapevolmente reale. Quanti di questi condizionamenti appartengono alla nostra storia personale e quanti al contesto storico e culturale che viviamo? Riscoprire la storia, l’evoluzione musicale e tecnica che ci ha portato dove siamo oggi è il primo passo verso il decondizionamento e verso la riscoperta di chi siamo realmente.

 

Se non puoi aiutare a fare chiarezza almeno non aumentare la confusione.


Compito di un insegnante è quello di creare le condizioni affinché l’allievo si renda conto delle ragioni, delle relazioni e degli effetti con cui ha a che fare attraverso la pratica che studia, come ad esempio la musica e il canto. Per cui collega insegnante (mi rivolgo a te come a me stesso) al fine di favorire un cantante, riportando la tecnica alla sua necessaria semplicità e consentendogli quindi di dedicarsi al motivo dell’arte, se non possiamo aiutarlo a fare chiarezza almeno non aumentiamogli la confusione.

Simone Moscato

Guida, insegnante, Maestro, guru…


La figura del docente di tecnica vocale è al di là della materia che insegna quella di una guida, al pari dei colleghi che si occupano di materie scolastiche, universitarie, sportive, umanistiche e addirittura spirituali. Chiunque insegni può essere veicolo di un’esperienza trasformatrice, può fornire uno spunto, una comprensione, o nella migliore delle ipotesi creare una condizione all’interno della quale sia l’allievo a scoprire cose nuove e da apprendere. Un buon insegnante è colui che riesce a mettersi da parte, ad interagire con la richiesta più o meno esplicita di imparare che gli viene rivolta, è colui che alla fine di un percorso risulta essere la parte meno significativa dell’esperienza formatrice. Ciò non esclude il rapporto umano, la gratitudine e l’ammirazione che si possono ricevere insegnando, nè elimina ogni traccia del sentire dell’insegnate dall’esperienza che propone, ma è di estrema importanza che nell’allievo la libertà della scelta non venga mai limitata o condizionata, volontariamente o involontariamente dal gusto, dal pensiero, dai punti di forza o dai limiti del docente. Il Maestro, termine abusato in un’aula di canto come in quasi qualsiasi altro luogo è invece colui che in virtù di una visione profonda e chiara della realtà, e di una cristallina pulizia interiore, è in grado di capire cosa sia meglio per l’allievo, consigliandolo con un’attegiamento di totale amorevolezza e gratuità. Stante quindi l’estrema difficoltà di trovare veri maestri in qualsiasi disciplina, esorto tutti gli allievi di canto a “risvegliarsi” dal torpore della delega, e a rivendicare il proprio percorso, il proprio sentire, il diritto a sbagliare, quello ad imparare e quello fondamentale di essere sè stessi. Confrontarsi, comprendere e vedere le proprie paure, ricercare, accettare, scegliere in virtù di una chiarezza o di una paura, essere comunque ciò che si è innescando attraverso un’autentica realizzazione (propria di una pratica realmente trasformatrice) un cambiamento che non può mai essere generato da una volontà altrui presa in prestito. Modificare la scocca esterna lasciando un’interiorità sopita non potrà mai portare ad altro che all’inaridimento o alla stasi, magari dolce, di un’epifania simulata. Non abbiate paura di sbagliare, siate pienamente realizzati, siate imperfetti, siate felici, siate artisti, scegliete i vostri insegnanti, e siate capaci se mai li incontrerete, di riconoscere i Maestri.

Simone Moscato

Comunicare davvero


Errore diffuso durante un training di preparazione all’insegnamento è quello di non lavorare sulla qualità della comunicazione. Una comunicazione  è efficace quando due interlocutori non si limitano a parlare la stessa lingua, ma quando riferendosi a qualcosa la intendono alla stessa maniera. Ciò non consegue che è necessario pensarla alla stessa maniera, la questione non è essere simili o avere chissà quale intesa, la questione tanto banale quanto comune è di non dare per scontato che se si parla di una cosa, magari dandogli un nome, sia scontato per entrambi che la cosa in oggetto sia la stessa, o che il contesto in cui noi la pensiamo la renda funzionale allo stesso modo per tutti. Come risolvere il problema? Con desiderio di comunicare, pazienza, chiarezza nelle intenzioni e costruzione per il tempo necessario di un linguaggio a tutto tondo che sia davvero condiviso… Altrimenti continueremmo a parlare all’infinito a noi stessi…

Simone Moscato 

Cosa posso fare per te

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Vuoi che ti insegni a cantare? Non posso farlo, sarebbe un’illusione. Cosa posso fare per te?

Posso rivelarti il segreto di ogni tua grande intuizione, posso dirti che nessun’altro ne è l’artefice oltre te stesso e che ogni esperienza fuori da te non può fare altro che definire qualcosa che tu hai già lasciato accadere.

Posso ridarti il ricordo del tuo primo canto, quello senza condizioni, quello ricco di promesse, quello che non ha mai chiesto nulla in cambio.

Posso aiutarti a risvegliare il tuo orecchio più sincero, quello  che tante volte ti ha acceso, per scovare la tua musica e per lasciarti ascoltare la tua vera voce tra le pieghe gentili di ogni tuo movente.

Posso farmi strumento del tuo risveglio per come tu mi vorrai, perche tu lo sarai del mio e perché non esiste segreto alla consapevolezza condivisa.

Ed in fine posso dirti la verità, e la verità è che non hai davvero bisogno di me, per questo mi hai cercato senza rendertene nemmeno conto, affinché io te ne convinca ricordandoti che sei libero di imparare davvero.

Simone Moscato

Come scegliere le esperienze formative: Essere artisti o vittime dell’approssimazione

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Non tutto quello che è vero e che funziona è altrettanto utile alla nostra ricerca.
Possiamo fare mille corsi, mille seminari, illudendoci che la bontà di quell’esperienza ci garantisca un progresso, come dire “se è una buona esperienza male non farà”…
Mi permetto di dissentire.
La qualità della nostra intuizione artistica è proporzionale alla capacità che abbiamo di ascoltarci, di cogliere la realtà che ci circonda e di assecondare quell’esigenza di relazione, senza troppa zavorra sulle spalle, senza troppi filtri inutili che ci impediscano di “vedere” con chiarezza.
Immaginate un viaggiatore che ogni qualvolta incontri un oggetto bello ed efficace per il lavoro che svolge, lo metta nel dubbio nel suo zaino (funziona, magari mi sarà utile). Ora immaginate lo stesso viaggiatore dopo poco tempo appesantito, con uno zaino enorme dove sia impossibile trovare gli oggetti di cui abbisogna davvero al momento giusto, e dove ad un certo punto non ci sia più spazio per acquisire gli strumenti non ancora trovati davvero indispensabili al suo cammino… Dovrà svuotare tutto senza riuscirci davvero, o arrendersi, o arrangiarsi con quello che ha senza mai cogliere realmente la pienezza che lo motivava all’inizio del suo percorso.
Non consiglio di non fare esperienza, anzi!!! Consiglio di farle con cognizione di causa, prima di esaurire le energie e la capacità di imparare..
Come capire cosa può davvero fare al caso nostro? 4 piccole regole:
Capire chi siamo artisticamente, sapere cosa cerchiamo nel momento in cui ci mettiamo a ricercare, non essere rigidi ma assecondare gli inevitabili sviluppi del nostro sentire ed in fine essere coraggiosi, non tradire il senso di quello che facciamo.
Come acquisire questa consapevolezza?
Questo è il vero e più importante viaggio di ricerca.
Buon cammino.

Simone Moscato

La “meccanica” è nel respiro, il resto è pensiero incarnato

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L’attivazione “meccanica” volontaria nella produzione di un suono si riduce al momento preparatorio del respiro, che anch’esso è tanto essenziale quanto il corpo è sufficientemente in equilibrio ed elastico.
Nell’istante finale del respiro il pensiero prefigurante genera quella micro illusione di “già accaduto” che porta il corpo a creare la voce, esattamente come qualsiasi altro gesto organizzato che compiamo giornalmente.
Perché il canto dovrebbe sfuggire alla semplicità di ciò che già è?
Simone Moscato

Seminario di consapevolezza vocale

Di cosa c’è davvero bisogno oggi nel mondo della didattica del canto?
Un nuovo “metodo”? Un nuovo vocabolario? una nuova scoperta scientifica? La riscoperta di qualche dottrina classica di fino 800?
La questione non è se un approccio tecnico sia affine o no all’idea di tecnica vocale che mi sono fatto, e nemmeno se funzioni davvero…
La questione è se quello che sto facendo sia realmente la soluzione più semplice per ottenere ciò che voglio nel minor tempo possibile.
La questione è se sto facendo qualcosa di davvero attinente al mio desiderio di musica.
La questione è se sto ignorando qualcosa che già so fare per impararlo nuovamente in modo più articolato e complesso.
La questione è capire se la fascinazione della ricerca non stia soddisfacendo solo la mia mente, vorace calcolatore in cerca di sfide da risolvere, trascurando il vero motivo che mi spingeva a ricercare nel canto quel senso di pienezza fuori da ogni schema precostituito…
Il mondo delle idee può diventare una trappola affascinante, la musica e il desiderio di musica non sono proiezioni, ma una realtà esperibile nel presente, riscopriamola e lasciamo che ci comunichi con la massima semplicità quale sia il percorso da seguire.
Simone Moscato

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“Siate affamati, siate folli”

Cari amici la vita ci offre grandi strumenti di crescita, tutto può essere uno strumento di crescita.
Studiare, imparare, cambiare, crescere, non ha a che fare con lo strumento che utilizziamo ma con il desiderio che abbiamo di farlo, che si incarna in ogni scelta consapevole di divenire sempre qualcosa di nuovo.
La musica è la risposta dell’animo al desiderio di essere e di cambiare, e come tale va rispettata ed amata, va alimentata, e l’unico modo per alimentare un monito vitale è attraverso altra vita.
Non vivete nell’immaginazione del pensiero, incarnate la vita in ogni esperienza, perché in ogni esperienza c’è un’energia vitale.
Siate capaci di elaborare il vostro percorso formativo fidandovi del desiderio, del sentire, della visione che nasce dall’intuizione più autentica di ciò che siete realmente.
Intuire è vivere il momento presente, è percepire, è sentire la connessione tra sé e il mondo, è ascoltarsi con una verità che non è nemmeno traducibile in parole, ma che è tanto forte da rivoluzionare la vita intera.
Celebrate la vita con la ricerca dell’affermazione del desiderio più puro di essere al di là di ogni condizionamento.
Celebrate lo studio rispondendo alle domande della vostra pancia più che a quelle di una mente troppo spesso condizionata.
Celebrate la musica suonandola molto di più di quanto la possiate studiare con esercizi propedeutici.
Celebrate il canto scoprendo la vostra voce, confidando nella vostra voce, che sia coraggiosa e fuori da ogni schema.
Celebrate voi stessi, rispettando il senso stesso della vita, cambiare, imparare, vivere a pieno con gioia e gratitudine.
Come disse Steve Jobs, “siate affamati, siate folli”.
Buon inizio di anno accademico a tutti.
Simone Moscato

(Allego uno splendido discorso che fece Steve Jobs nel 2005, di grande interesse per chiunque si stia formando per sviluppare la propria creatività)

QUANDO IL SAGGIO INDICA LA LUNA, LO STOLTO GUARDA IL DITO…

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Non c’è nulla che ci tocchi davvero che non sia già stato realizzato interiormente.
La trasformazione è sempre prima interiore e poi, successivamente, ci porta a cercare nell’ambiente intorno a noi le parole, le immagini o magari gli insegnamenti di qualcuno per l’esigenza di razionalizzare e dare forma a quanto già avvenuto dentro di noi.
La nostra voce è, nel bene e nel male, l’effetto di una consapevolezza identitaria che ne determina ogni aspetto, dal suono al desiderio di volerla cambiare per riscoprirla in nuove forme espressive. Quello che impariamo ci fa rendere conto di ciò che è già in potenziale o di ciò che deve essere (o ad auto imporci brutalmente quello che la mente ci indica come corretto per ragioni diverse dall’arte).
Lo studio, la buona tecnica, ci indicano qualcosa che non è esterno a noi, ma che è già presente e che chiede solo di essere osservato e capito.
Non tutte le trasformazioni che accadono alla nostra voce sono frutto di uno studio, o di un intenso utilizzo “buono o cattivo” che sia, spesso sono una spontanea evoluzione verso qualcosa di affine a quello che si smuove dentro di noi, e che spesso non riusciamo a cogliere per condizionamenti e paure di sorta. Non mi riferisco ovviamente a patologie o a malattie che devono sempre essere diagnosticate e curate dal medico di fiducia, mi riferisco ai cambiamenti che subito interpretiamo come malfunzionamenti e che invece talvolta altro non sono che indicazioni chiare verso una trasformazione tanto importante quanto necessaria.
Al sè profondo interessa della nostra realizzazione piena, meno del do4 che non riusciamo più a prendere di “petto”..
Possiamo decidere se piegare la nostra voce alle esigenze di un’estetica illusoria e inverosimilmente immutabile, o  arrenderci con fiducia a quanto in noi cambia per seguire le evoluzioni di ciò che siamo davvero, verso qualcosa di diverso e certamente più espressivo.
La tecnica si trasformerà in futuro in un percorso di ricerca interiore non scisso da ciò che siamo, superando le illusioni dell’estetica funzionale al profitto, creando sempre di più artisti coraggiosi (che torneranno a mio parere a vendere musica per la bellezza di quanto creano) invece che emuli sbiaditi.
Per ora accontentiamoci di goderci una bella cantata in attesa che tutto vada come deve andare.
Simone Moscato

Cantare non è attivare un meccanismo, ma dare seguito ad un’intenzione..

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Cantare non è attivare un meccanismo, ma dare seguito ad un’intenzione..
Che differenza c’è?
Un meccanismo dà un esito certo, un’intenzione anche se di pochissimo, è mutevole assieme al mezzo che la esprime.
Per rimanere fedeli al contenuto più che allo strumento che lo veicola dobbiamo essere pronti al cambiamento, lasciando che la nostra voce non sia il riflesso di un forma statica (per quanto suggestiva ci possa apparire), ma l’espressione di un momento vissuto a pieno che racchiuda in sé ogni verità possibile.
In che modo?
Ascoltandosi con “la pancia” per concedersi l’opportunità di scoprirlo.
Simone Moscato

Goccia dopo goccia…

Goccia[1]

Non aggiungo altro (ad eccezione del dovuto ringraziamento a Daniele Pizzichini per questo pensiero del grande Omraam).
Simone Moscato

“Il segreto del vero successo non sta nello sforzo violento e spettacolare di un istante, bensì nella ripetizione quotidiana di tanti piccoli sforzi. L’acqua che goccia dopo goccia cade sulla pietra, finisce per scavarla. Eppure, la goccia d’acqua è così dolce, e la pietra così dura! Non smettete mai un solo giorno di fare degli sforzi, poiché il segreto della riuscita sta nella continuità, nella perseveranza. Se vi fermate, rischiate di perdere anche ciò che avevate acquisito, poiché la materia possiede un immenso potere di resistenza e tende sempre a ritornare alla sua inerzia originaria. Dovete lavorare ininterrottamente per elevarla, e poi mantenerla al livello fino al quale voi stessi desiderate elevarvi, per fissare lì la vostra dimora.”
Omraam Mikhaël Aïvanhov

La musica è una respirazione dell’anima

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La musica è una respirazione dell’anima. È attraverso la musica che l’anima si manifesta sulla terra. Quando la coscienza superiore si risveglierà nell’uomo, quando questi svilupperà dentro di sé le sue potenzialità di percezioni più sottili, inizierà a udire quella sinfonia grandiosa che riecheggia attraverso gli spazi, da un capo all’altro dell’Universo, e comprenderà allora il senso profondo della vita.
Omraam Mikhaël Aïvanhov

Lasciarsi osservare per capirsi…

osservazione[1]

Ogni insegnante dovrebbe di tanto in tanto mollare la corazza del proprio sapere e lasciarsi guidare da un altro, perché?
Per essere di nuovo vulnerabili ed aperti alla conoscenza.
Per scendere dalla cattedra spesso troppo e troppo goffamente difesa del docente che insegna e che non ha poi molto ancora da imparare, e riprendere il contatto con la realtà.
Per accorgersi che il filtro con cui vediamo le cose per quanto completo e sfaccettato è comunque un filtro, e se pure non può essere mollato può quantomeno essere sempre ridefinito allargandone l’orizzonte.
Perché scambiare informazioni, per imparare nel modo più semplice, ricevendo un insegnamento.
Per accorgerci se e quanto il nostro desiderio di imparare, la nostra curiosità si sia esaurita e regolarsi di conseguenza…
Per capire se il nostro percorso ci porta altrove…
Per non dare mai per scontato quello che facciamo…
Tutto cambia, tranne il fatto che tutto cambia (Gautama Buddha), osservarsi, lasciarsi osservare in modo vivo ci tiene in contatto con la versione più aggiornata di noi stessi.
Simone Moscato

Arrendersi

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Accade talvolta che un allievo dotato che lavori con un insegnante altrettanto dotato, non riesca comunque ad ottenere la qualità sonora che cerca, ed accade spesso in quei casi che le ragioni di tale fallimento vengano attribuite alla necessità di un diverso approccio, di un nuovo stimolo, magari di un nuovo insegnante..
E se il problema fosse che l’allievo si senta mentalmente persuaso da una certa qualità mentre il suo desiderio lo spingesse inconsapevolmente verso altro?….
E se invece che ascoltare i propri pensieri ascoltasse la propria pancia, il proprio desiderio?
Casa accadrebbe se invece che adeguarsi a ciò che pensa sia adatto a lui si “arrendesse” a ciò che è?..
Cosa cerchiamo di difendere nel tentativo di non accettare ciò che siamo e che ci darebbe un’autentica forma di “felicità artistica”?
Simone Moscato

Non imparare, non insegnare, essere consapevoli

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Insegnare è un termine ambiguo, non sempre sinonimo di “aiutare a divenire consapevole”.
Comunemente e superficialmente si dà per scontato che un’insegnante è qualcuno che “sa fare”, che è in grado di “farti fare”, che decide perché può, e l’allievo è qualcuno che nei limiti della libertà concessagli dalla propria consapevolezza sceglie di imparare, di ascoltare, di affidarsi.
Avere un maestro ed essere un allievo è una delle forme di relazione più belle ed importanti nella vita di ognuno, ma cosa accade se ci si scorda del vero obbiettivo per cui una relazione del genere esiste, del mutuo patto di crescita reciproca insita in ogni relazione autentica e ci si identifica invece nei ruoli?
Cosa accade se l’insegnante non è più semplicemente qualcuno che lavora su sé stesso favorendo attraverso la sua crescita la crescita degli altri e se l’allievo smette di essere il vero maestro di sé stesso?
Cosa accade se si crea addirittura una costruzione identitaria sull’essere “uno che insegna”, che è in grado di cambiare e di incidere nella vita degli altri, oppure ci si “sente” inconsapevolmente un “allievo a vita”, in cerca sempre di conferme?
Smettiamo di crescere dimenticandoci chi siamo.
Come uscire da tutto questo? Partendo da un semplice assunto:
Non imparare, non insegnare, essere consapevoli.
Noi non insegniamo davvero nulla a nessuno, non c’è nessuna volontà o conoscenza nostra capace di interferire in modo profondo su un allievo in formazione, è sempre l’allievo che sceglie di capire, di non capire, di farsi prendere in giro perché alla propria formazione antepone il consenso del “maestro”, di essere ciò che sente di dover essere.
Noi possiamo fare da specchio per aiutare l’altro a definire qualcosa che è già dentro di sè, e che lui sceglie di consapevolizzare nel momento in cui è pronto.
Un maestro non dà, lascia che l’altro si accorga di avere.
Simone Moscato

La voce è un mezzo o un fine?

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Sono sempre più persuaso di come il dibattito interno nel mondo della didattica vocale sia fortemente condizionato da un fraintendimento di base, cioè il credere che la tecnica, come strumento di conoscenza e libertà espressiva, possa essere appropriata o inefficace in relazione ad un unico e condiviso fine, e quindi che la bontà della stessa non sia la misura del raggiungimento di un risultato personale, ma il comune convergere verso specifici elementi estetici.
La realtà, quantomeno per il rock, il pop e in parte per il jazz a mio avviso è ben altra (lascio fuori ad esempio il “belcanto”, per il quale le caratteristiche tecniche definiscono in modo netto l’adesione o meno ad un preciso “sentire artistico”), e il suddetto fraintendimento è figlio di un male tipico della nostra epoca e del nostro bel paese, costruire sull’idea invece che sulla realtà concreta.
Quando si canta poco, quando si compone poco…

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La nostra versione migliore

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La tecnica vocale è la sintesi raffinata di un corpo elasticamente predisposto e di un “pensiero sonoro” in grado di attivarlo per compiere il miracolo del canto.
Ogni strada che porti a tale consapevolezza, ogni conoscenza, ogni esperienza diretta a tal fine è preziosa.
Lo studio in tal senso, non è quindi un’acquisizione passiva ad opera di chi ne sa più di noi, ma è una ricerca attiva verso il centro del nostro essere musicisti.
Prendiamoci la responsabilità del nostro percorso, diveniamo consapevolmente la nostra “versione migliore di artista”.
Simone Moscato

Una tecnica raffinata

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Una tecnica vocale raffinata non consiste nel controllo illusorio di micro-muscoli percepibili solo negli effetti che generano in sinergia con tutto il meccanismo vocale, ma nella creazione di un “pensiero sonoro” in grado di attivare ogni sfumatura della voce.
Stante un corpo elastico libero da rigidità muscolari limitanti, il cantante che possiede tecnica non è un ingegnere che comanda una macchina, ma un artista creativo che insegna al corpo come esprimere in forma di canto l’immaginazione che lo anima.
Simone Moscato

“Un approccio alla tecnica vocale moderna, respiro, espressione, movimento” (Raffaella Misiti, Simone Moscato: “IV convegno internazionale delle arti e della medicina della performance” del CEIMARS)

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Con grande piacere condivido l’intervento che ho presentato insieme a Raffaella Misiti al “IV convegno internazionale delle arti e della medicina della performance” del CEIMARS, tenutosi ad Agrigento il 26, 27 e 28 Settembre del 2014.
Ringrazio nuovamente Gianluca Gucciardo e tutto il CEIMARS per la splendida opportunità di condivisione didattica.
Simone Moscato
RELAZIONE CEIMARS MISITI MOSCATO 2014

Perchè il “IV International Medical Convention Performing Arts Medicine” del CEIMARS?

Perché è stato bello, importante ed arricchente essere al “IV International Medical Convention Performing Arts Medicine”?
Per la passione verso il proprio lavoro che accumunava relatori, organizzatori e partecipanti.
Per l’accoglienza, l’attenzione, il calore, l’affetto con cui ognuno che arrivava nelle sale del convegno veniva accolto.
Per la qualità delle relazioni, selezionate, mai banali, tese verso il tentativo non solo di informare, ma di raccontare qualcosa che fosse espressione tanto del dato tecnico quanto delle intuizioni e delle storie di ogni relatore.
Per lo scambio con tanti professionisti che si occupano di arti performative.
Per le sinergie umane che solo in contesti del genere mettono le basi per le collaborazioni importanti del futuro.
Per i pranzi, le cene e le colazioni trascorse godendo della meravigliosa cucina Agrigentina e parlando di musica, di danza, di teatro, di arti circensi!
Per la stupenda terra Siciliana.
Per la voglia di crescere, e soprattutto per la consapevolezza che è possibile farlo solo lavorando insieme, comprendendo che siamo piccole parti di un quadro più complesso e ricco di colori, che solo collaborando ci permette di scorgerne la bellezza effettiva, l’arte.
Simone Moscato

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