Vino nuovo in otri nuove!

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Amici approfittiamo dell’estate per lasciare sedimentare quello che abbiamo imparato durante l’anno, concedendoci l’opportunità di comprendere, assimilare, accantonare quanto non è ancora giusto per noi e crescere. Non dimentichiamoci che non siamo sempre pronti davvero ad accogliere nuovi insegnamenti, per l’arte, il canto, la vita in genere, e che è tanto importante tendere verso la crescita quanto il farlo in modo possibile, ponderato, conoscendoci prima di tutto.
Buon canto e buona estate, ci si risente a Settembre!
Vi saluto con una citazione d’eccezione, tanto opportuna quanto incredibilmente necessaria…
Simone Moscato

“Nessuno rattoppa un vecchio abito con una pezza nuova, poiché la toppa nuova non si adatta al tessuto vecchio ed il vestito si rovinerebbe ulteriormente.
E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, poiché il vino nuovo spacca gli otri, si riversa e gli otri si rovinano. Il vino nuovo va invece versato in otri nuovi e così si conservano ambedue.
(Marco, Cap. 16, 8-10)

Ivano Fossati “del buon senso e della storia della musica in Italia”

Intervista da gustare a mio avvivo integralmente.
Un ritratto forte e vero del rapporto di un musicista con la musica, con l’arte, con il pubblico e sopratutto con sè stesso.
Al minuto 31.15:
“Devi andare avanti con le tue idee, lo dico sempre ai ragazzi, forse sbaglio, non date retta a nessuno, non date retta ai direttori artistici, se avete un’idea scrivetela, se avete un’idea cantatela, poi si vedrà se era presunzione o era talento” (Ivano Fossati)
Simone Moscato

Comprendere il linguaggio del corpo

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Per chiedere al corpo di organizzare una coordinazione di movimenti che producano una determinata qualità sonora, non dobbiamo attivare consapevolmente i muscoli che creino quel suono, ma dobbiamo invece prefigurare un suono che preveda l’attivazione dei suddetti muscoli. Tutto questo è possibile solo se in fase di inspirazione il corpo è elasticamente pronto ad assecondare le richieste che gli facciamo.
Simone Moscato

Certificare, certificare, certificare, certificare…..

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Certificare il sapere è un’esigenza tipica di un sistema sociale complesso, è ciò che si fa quando si tenta di qualificare una conoscenza o una competenza tra tante opzioni, facendo affidamento al giudizio di un individuo o di un ente opportunamente titolato a definire la qualità della suddetta capacità o conoscenza.
Questo è un bene quando chi rilascia un titolo è davvero in grado di farlo e quando chi lo riceve lo fa a compendio di una comunque necessaria ricerca personale.
Cosa accade invece quando il titolo, conseguito dopo un accumulo di sapere mnemonico si sostituisce alla conoscenza vera e all’intuizione?
Quando alla competenza sul campo si sostituisce la conoscenza teorica?
Cosa accade quando alla ricerca personale si sostituisce la fede in una ricerca fatta da altri, senza magari coglierne l’essenza e senza capirla o  condividerla appieno?
Cosa accade quando il mero studio della materia è tanto importante per il riconoscimento che comporta, al punto di sostituire alla materia stessa un’immagine stereotipata della stessa?
La sapienza che scaturisce da un’elaborazione mentale condivisa e non dall’intuizione tipica di un’esperienza personale e profonda, è una catena d’oro che ci lega ad un mondo d’illusione e ci porta lontano da ciò che siamo.
Simone Moscato

Perchè “Vocinsieme”?

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Perchè suggerirvi di iscrivervi al seminario intensivo sulla voce “Vocinsieme”?
Certamente non per mere questioni economiche, chi mi conosce sa perfettamente che ogni cosa che pubblicizzo viene da me promossa solo per l’evidente qualità artistico didattica, e allora perchè secondo me è un’esperienza importante da fare?
Perchè la musica è condivisione, non solo su un palco ma anche nei percorsi didattici che portano a quel palco.
Perchè studiare è aprirsi al nuovo, è conoscere, è lasciarsi stupire da imput nuovi e diversi, in grado di lasciare che quello che fa davvero parte di noi possa risuonare liberamente.
Perchè lo scambio tra docenti ed allievi non può sempre finire dopo 60 minuti, ma talvolta ha l’esigenza di un confronto più ampio, che possa avere nel momento stesso dell’intuizione la risposta necessaria.
Perchè la qualità e l’esperienza di un gruppo di lavoro coeso ormai da diversi sarà sempre un connubio didattico di impareggiabile efficacia a fronte di esperienze assemblate sulla carta.
Perchè un seminario capace di modificare sè stesso al passo coi cambiamenti della didattica e del panorama musicale è l’unica vera risposta alla richiesta di “senso” nello studio della voce.
Perchè ci sono Raffaella Misiti, Claudio Fabro, Andrea Rodini, Gabriella Aiello, Susanna Stivali, Bernardo Nardini, Marco Vallarino, il team di “Arte e Salute” e Simone Moscato.
Perchè la condivisione emotiva, la fratellanza di un’esperienza diadattico-artistica, è il più potente motore di attivazione delle risorse più intime e vere di ogni musicista.
“Cantare insieme, condividere, confrontarsi, impegnarsi, aiutarsi, litigare, amarsi, odiarsi, lasciarsi coinvolgere, buttarsi, riscoprirsi, crescere”…. Vocinsieme.
Simone Moscato
http://www.centrottava.it/vocinsieme-2014/
https://www.facebook.com/events/777926248908979/?fref=ts

 

Non cercare, ma essere pronti a ricevere

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Non cercare, ma essere pronti a ricevere.
Troppo semplice? Banale? Siamo così sicuri che l’essenza di ciò che siamo vocalmente ci sia così manifesta, e che quello che desideriamo sia esattamente quello di cui abbiamo bisogno per la nostra piena realizzazione artistica? Forse il modo migliore per scoprirsi è aprirsi alla ricerca lasciandoci stupire, senza ricercare fin da subito in modo maniacale qualcosa in particolare, ma osservandoci inizialmente in modo libero, con la “consapevolezza sveglia” nel riconoscere ciò ci riguarda davvero, fidandoci dell’unica verità incontestabile, il senso di pienezza che proviamo nel “cantare davvero chi siamo”.
Simone Moscato

Il segreto segretissimo della didattica rivelata? Solo nel modo giusto, nel giusto contesto e quando siamo pronti.

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Quanto spesso accade di sentire l’informazione che cercavamo e quanto altrettanto spesso succede che la suddetta informazione non ci persuada, non ci convinca, nonostante sia esattamente ciò che cercavamo? Molti penseranno che non è cosa che li riguardi, e per molti di loro, me compreso non sarà mai davvero chiaro quanto questo sia realmente accaduto. Questo perchè l’informazione è efficace solo se proposta nel modo a noi comprensibile, nel contesto opportuno e al momento giusto.
Il modo giusto è chiaramente legato al destinatario dell’informazione e non a chi la propone, motivo per cui grandi e suggestive sapienza restano e resteranno sempre un vezzo dell’ego se non prenderanno la forma dell’approccio pedagogico più efficace (sempre che si abbia l’intenzione di insegnarle).
Il contesto opportuno si crea solo quando l’informazione è chiaramente veicolata, in modo trasparente e da persone capaci di non mescolare le carte, di non impiastricciare buone intuizioni con informazioni confuse pur di lasciare intendere che ci sia “molto di più”, o che la realtà sia comunque “troppo complessa da raccontare per intero” per chissà poi quali obbiettivi.
Ed in fine il momento giusto, che arriva solo quando l’allievo decide davvero di imparare, quando smette i panni dell’affascinazione dell’estetica fine a sè stessa, del ruolo socialmente apprezzato del “multidecoratoplurisaccenteartistico” per fare davvero i conti con sè stesso, e con chi realmente sia.
Simone Moscato

Semplice?

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Cosa definisce davvero oggi la parola “semplice”, a cosa fa riferimento? Nella musica ad esempio dove ritroviamo la semplicità? Quando ascoltando qualcosa possiamo definirlo “semplice”? Forse quando un brano contiene pochi accordi? Oppure quando la melodia è essenziale? Gli arrangiamenti minimali? I testi usano termini colloquiali per raccontare situazioni di tutti i giorni? Come immaginerete io non credo. Credo invece che la “semplicità” sia l’effetto di un’esternazione senza troppi filtri di ciò che siamo, credo sia una lettura istantanea di un momento, e credo che possa assumere quindi ogni forma possibile. Credo che la “semplicità” non stia negli effetti che gli altri percepiscono, ma nelle intenzioni e nella spontaneità che noi profondiamo nel dare voce ad un nostro desiderio. Come facciamo allora a percepire e a riconoscere la “semplicità”? A mio parere quando l’ascolto è fluido, quando emerge una naturalezza del gesto che lascia che il contenuto superi la forma qualsiasi essa sia. Troppo vago? Vorreste dei canoni estetici precisi?… Allora forse non sarebbe arte.
Simone Moscato

“Smart Voice”


Prima parte di una meravigliosa ricerca portata avanti da Emilio del Giudice, Alberto Tedeschi, Eleonora Bruni, Annamaria Colombo, Marco Morelli, Matteo Belli ed Erika Biavati. Un’altra opportunità di cogliere attraverso la scienza moderna la natura intima e bella della realtà che ci circonda!
Simone Moscato

Studiare è creare varchi ad un’identità che chiede sempre d’essere riconosciuta

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Tutto ciò che ci insegna qualcosa, tutto ciò che cambia il nostro modo di cantare, che compartecipa alla ridefinizione del nostro strumento di comunicazione, lo fa sempre perchè è espressione di ciò che realmente siamo.
Non aggiunge nulla, non crea mai davvero, semplicemente illumina angoli del nostro sentire, evidenzia parti, sembrando che ci cambi quando semplicemente lascia che qualcosa di più profondo si affermi ed emerga in modo chiaro.
Studiare, è creare varchi ad un’identità che chiede sempre d’essere riconosciuta.

Simone Moscato

 

Essere pronti

Essere pronti

Ho incontrato un insegnante che mi ha cambiato! Ho letto di un’approccio che ha modificato davvero la mia prospettiva! Ho fatto un seminario che ha trasformato il mio modo di studiare o di suonare!… Ne siete sicuri?…
Nella didattica come nella vita non ci sono esperienze che trasformano, ma solo trasformazioni interiori già avvenute che cercano occasioni per compiersi a pieno.
Simone Moscato

(disegno di Mario D’Alesio, che ha magistralmente visualizzato un momento della mia vita)

L’arte come “Samadhi”

Samadhi, essere in meditazione una cosa con l’oggetto della meditazione, unire la visione profonda di ogni cosa con il mezzo per vederla e comprenderla. Non è forse questo che accade nell’intuizione e nella creazione artistica? Non si è forse nell’arte immersi nel momento presente? Non si è nell’arte capaci di squarciare il velo dell’apparente e ricreare la realtà stessa in una visione più vera? Non siamo noi tutti come musicisti portatori di un mondo immaginato da rendere reale?
Ho forse esagerato?
Vi saluto allora con una poesia del grande maestro Zen Hakuin Ekaku.
Simone Moscato

Sin dal principio tutti gli esseri sono dei Buddha.
È come l’acqua e il ghiaccio: senza acqua, non c’è ghiaccio,
al di fuori degli esseri viventi, non ci sono buddha.
Non sapendo che è vicino, lo si cerca lontano.
Che peccato!
È come essere nell’acqua e lamentarsi per la sete;
è come il bambino di una casa ricca che si è perso tra i poveri.
La causa del nostro vagabondare attraverso i sei mondi è che viviamo nell’oscuro sentiero dell’ignoranza.
Di oscuro sentiero in oscuro sentiero, quando sfuggiremo al binomio nascita morte?
La meditazione Zen del Mahayana va oltre ogni nostra lode.
Il dare, la moralità e le altre perfezioni, ricevere l’iniziazione,
il pentimento, la disciplina e le molte altre azioni giuste,
tutto riporta alla pratica della meditazione.
Grazie a una sola seduta si distruggono innumerevoli peccati in lui accumulati.
Come potrebbero esserci sentieri sbagliati per costui?
Il Paradiso della Terra Pura non è lontano.
Quando si ascolta questa verità anche solo una volta con venerazione,
colui che l’apprezza e con gioia la coglie ha meriti infiniti.
Quanto più colui che si rivolge all’interno e conferma direttamente la propria natura,
che la sua natura è non natura – tanto più ha trasceso le parole vane.
La soglia si schiude, la causa e l’effetto sono un’unica cosa;
dritta corre la strada – non due, non tre.
Prendendo come forma la forma della non forma,
che vada o che ritorni, egli è sempre a casa.
Prendendo come pensiero il pensiero del non pensiero,
che canti o che danzi, tutto è la voce della verità.
Ampio è il cielo dello sconfinato Samadhi,
raggiante la luna piena della saggezza con i suoi quattro pilastri.
Che resta da vedere?
Il Nirvana è chiaro davanti a lui, proprio questo luogo è il Paradiso del Loto,
proprio questo corpo è il Buddha.

Hakuin Ekaku

 

Si sta in tutto ma non si entra davvero in niente

Oggi viviamo l’apparenza della partecipazione, della fruizione dell’arte, della didattica, della musica.
L’incontro con una band non è più una vibrazione che parte da una conoscenza magari su you tube e che poi però ci coinvolge dal vivo, ma un segnale a bassa definizione che ci intrattiene da un 14 pollici, l’arte è un’immagine scaricata e non una rivoluzione della vista stravolta da forme e colori, e addirittura la didattica che è per sua natura contatto, percezione raffinata, diventa un lavoro a distanza magari su skype.
Un click ci consente di avere accesso a cose, persone, senza mai incontrarle davvero, guardandole da lontano protetti da un velo di pixel.
Il web è una risorsa straordinaria, che sostituisce l’incontro reale dove davvero impossibilitato o il più delle volte (opzione auspicabile) lo veicola, senza trasformare invece la vita vissuta in una proiezione deformata.
Questo stesso post, questo sito, non sarebbero nulla se le parole che lo animano non fossero lo specchio di ciò che faccio, dico, insegno nelle lezioni e nei seminari.
Questo sito non sarebbe nulla se non entrasse in minima parte nel vissuto, suggerendo esperienze, creando occasioni, trasformando per quel che conta le cose.
Questo post non sarebbe nulla se toccasse solo le corde del buon senso, e non risuonasse nell’animo che davvero intuisce ed esperisce la vita.
Leggiamo di qualcuno e poi se possibile incontriamolo, lui o il suo pensiero attraverso seminari, concerti, dibattiti dal vivo con altre persone, in un gesto reale.
Ascoltiamo qualcuno e poi però viviamo la sua musica e le sue parole coinvolgendoci con le orecchie, gli occhi, il corpo tutto e le sensazioni che riusciamo a percepire.
Il web è un prolungamento della nostra sensibilità, un invito ad essere e a vivere, non un annichilimento dell’esperienza.
Oggi spesso si sta in tutto, ma non si entra davvero in niente…
Amici cari, forza!!!!
Simone Moscato

Cambiare il mondo cantando

La ricerca del dottor Masaru Emoto è tanto semplice quanto stupefacente, mostra come l’atteggiamento, l’intenzione, siano una forma vibratoria in grado di cambiare la struttura stessa della materia.
Tralasciando ora gli aspetti scientifici (nel dubbio che l’esperimento sia attendibile o meno), e fermandoci semplicemente su quello che giornalmente osserviamo come effetto della nostra musica su chi ci ascolta, mi chiedo e vi chiedo: oltre l’affermazione di sè, oltre il successo, oltre il riconoscimento professionale, artistico e commerciale, ci chiediamo mai davvero quale sia l’effetto che la nostra musica sortisce su gli altri?
Riusciamo mai a cogliere la natura più intima della musica? A sentire le ragioni profonde per cui un intervallo di note, una frequenza, un suono associato ad una parola possano essere così incredibilmente in grado di motivare, convincere, risollevare, allietare, entusiasmare, e perchè no, se Masaru Emoto avesse davvero ragione, cambiare la realtà fisica che ci circonda?!
E’ davvero solo…. Musica?.
Simone Moscato

Cercare i “tasti”…

Quando ci sediamo di fronte al computer, o davanti ad un piano, non pensiamo al meccanismo che nascondono, spingiamo i tasti per ottenere i meravigliosi effetti di cui sono capaci. Perchè non dovremmo fare altrettanto col canto? Limitarci a respirare e cercare nell’induzione delle nostre sensazioni acustico vibratorie i “pulsanti” che danno vita alla nostra voce. Non abbiamo bisogno di cercare il dettaglio, e non perchè non sia importante, ma perchè si svela in sinergia con ogni parte del nostro corpo ogni qualvolta inspiriamo aria ed espiriamo canto.
Simone Moscato

Quando sapere è troppo?

Ho spesso sostenuto che nello studio della tecnica vocale, peggiore della poca informazione è la sovra-informazione.
E quand’è che un’informazione diventa “troppa”? Quando supera anche di pochissimo lo stretto necessario al saper fare.Un’informazione che non sia effetto e cogeneratrice dell’esperienza è un ostacolo all’apprendimento, e in quanto tale non può che restare materia inerte in attesa che l’esperienza ne giustifichi l’acquisizione.
Simone Moscato

Alla radice dell’arte

L’arte come più volte detto è espressione e parte integrante dell’artista stesso, è una visione che crea.
Più di ogni altra cosa è frutto di quell’intuizione priva dell’elucubrazione della mente, in grado di vivere ed essere nel momento presente, per regalare agli altri un monito vitale puro e al di là del tempo.
Come aiuto nella vostra ricerca artistica, umana e spirituale, vi consiglio “Il libro tibetano del vivere e del morire”, di Sogyal Rinpoche, un maestro, un artista della ricerca della verità dietro ogni esistenza.
Una lettura piena di affettuosa dedizione all’insegnamento dell’arte del vivere, dell’essere e del creare.
Auguro a tutti di riscoprire nella propria arte il senso autentico di ciò che esprime.
Simone Moscato

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Esserci nonostante la nostra voce…

Prendo in prestito un brano di Tim Buckley,  energia, intensità, morbidezza…
Un pezzo e un’interpretazione a mio avviso davvero uniche, una comunicazione di ciò che era che mi spinge a chiedermi
dove è il centro della voce? Nelle corde? Nella risonanza? Nell’essere apprezzati? Nell’apprezzare sé stessi? Nell’esprimerci?
Siamo in grado di “esserci” nonostante la nostra voce?..
Buon ascolto a tutti.
Simone

Essere artisti

Essere artisti è prima di ogni cosa rendersi conto di “essere”, al di là delle convenzioni sociali, culturali, politiche o religiose.
 Come ha ben scritto Luigi Pareyson “il contenuto dell’arte è la persona stessa dell’artista, cioè la sua concreta esperienza, la sua vita interiore, la sua irripetibile spiritualità, la sua reazione personale all’ambiente storico in cui vive, i suoi pensieri, costumi, sentimenti, ideali, credenze e aspirazioni” (Estetica, 1954). Proprio in virtù della capacità di ogni artista di essere espressione particolare ed irripetibile della realtà che esperisce, diventa necessario, affinchè questa relazione creativa si compia in modo pieno, comprendere realmente chi si è davvero. L’unica pratica che porta alla pienezza dell’essere, e alla capacità più pura di attingere alla propria ispirazione artistica (qualunque essa sia), è quella che conduce alla consapevolezza!
Simone Moscato