Chi vuol cantare allora.. canti.

Un vecchio post, forse un pò ingenuo ma scritto al tempo con molta convinzione e passione:
Studiare non è necessario, anzi dannoso se invece che essere una ricerca della piena soddisfazione diventa un’adesione incondizionata al “folle modello socialmente accettabile del cantante professionista”, che canta benissimo un meraviglioso e identico a mille altri nulla.
Volete cantare? Fare i musicisti nella vita? Che siate cantautori o interpreti (anche l’interprete nel momento che assimila e necessariamente rielabora un brano diventa coautore dell’esperienza musicale) cantate, suonate, cercatevi, e dopo o almeno contemporaneamente, studiate, sapendo però o avendo almeno intuito chi siete vocalmente, costruendo una tecnica che sia certamente salvifica delle vostre corde vocali ma ancor di più della vostra identità!!
Chiedetevi sempre “mi piace?”, “mi serve davvero?”, “ha a che fare con me?”..
Non vi impoverite, non lasciate agli altri il compito di dirvi chi siete, gli insegnanti sono strumenti per voi, non siete discepoli, cercate il senso del vostro percorso vocale in quello che imparate e che riuscite ad utilizzare (rendendovi pieni ed appagati), non nella parole, non nelle parole.
Ricordatevi che l’insegnante è un musicista che deve essere libero nella sua esecuzione, non cercate nel suo cantare necessariamente un insegnamento, se lui vi insegna la libertà vocale (sempre che sia questo il suo intento), perchè non dovrebbe essere libero lui stesso?!? Libero oltre i confini del pensare comune, perchè nell’arte la libertà ha i confini della sensibilità di chi si esprime.
Scrivete musica, affrontate il palco, sbagliate, steccate, metteteci energia, vita!!
Non censurate qualcosa che non è neppure nato per paura che non piaccia!!
Cercate il giudizio di chi ha esperienza ma con la forza di proporre chi siete, perchè sarà proprio quella forza che convincerà chi vi ascolta che le note che cantate devono essere comunque ascoltate (che piacciano o meno).
Siate artisti, nell’accezione del filosofo “Pareison”, perchè come pochi altri ha chiarito che l’artista è lui stesso l’opera d’arte, che diviene espressione e parte di un’esperienza necessariamente unica!!!
Buona estate a tutti.
Forza!!!
Simone Moscato

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